Come Davide batterà GoliaTutti conosciamo la conclusione dello scontro tra Davide e Golia narrato nella Bibbia: il piccolo scudiero, armato solo di una fionda e una pietra, colpisce il gigante che, tramortito, crolla per terra. Nonostante la maestosa armatura del filisteo, Davide con un colpo cinico e ben progettato è riuscito a vincere. Parallelamente sta accadendo la stessa cosa nel mondo della tecnologia mobile, dove i più blasonati marchi come Apple, Samsung e HTC (solo per citarne alcuni) perdono il consenso del pubblico a favore delle StartUp cinesi come Xiaomi, OnePlus o Meizu. Dal momento in cui lo smartphone è diventata una necessità per la maggior parte di noi, abbiamo sempre guardato con diffidenza il mercato cinese perché, giustamente, offriva prodotti che sulla scheda tecnica parevano accettabili ma che in termini di affidabilità e di prestazioni lasciavano parecchio a desiderare.

Fin quando nel mercato internazionale non si affacciò un brand del Sol Levante, attivo nel mondo delle telecomunicazioni asiatiche dal 1987, il quale, senza che nessuno se ne accorgesse, ha rivoluzionato le varie fasce di prezzo che fino a quel momento erano quasi standard: Huawei fu la prima azienda cinese ad offrire una dotazione tecnica di tutto rispetto ad un prezzo notevolmente inferiore alla concorrenza e quasi subito si impose nella fascia dell’entry level, con smartphone che a poco più di 100 euro avevano prestazioni simili alla fascia media (ricordate il Samsung Galaxy Ace? All’esordio non era certamente né economico né molto affidabile).

Questo fu il primo passo verso il Monte Olimpo che si è concluso quest’anno con la realizzazione del P8 e della nuova gamma Mate, che ne hanno decretato la conferma come uno dei leader mondiali dietro solo a Samsung ed Apple, che avranno sempre il loro appeal verso il pubblico meno sofisticato. Ad oggi le nuove aziende cinesi che offrono prodotti di qualità a prezzi accessibili stanno aumentando esponenzialmente, ma come possono queste ”neo-conosciute” utilizzare processori performanti, 3gb di ram, fotocamere Sony e display  nitidi a meno di 400 Euro? Chiedete a chiunque non sia un assiduo appassionato di tecnologia se conosce Xiaomi. Anche se è una di quelle persone che quando deve cambiare smartphone non si crea problemi a regalarsi l’ultimo top di gamma quasi certamente ti risponderà negativo o al massimo ne avrà sentito parlare online.

Questo accade perché le aziende emergenti prediligono l’utilizzo di canali pubblicitari più economici. Sono aziende giovani che per non gravare sul prezzo finale utilizzano in maniera intelligente i social network più diffusi cosi da non spendere milioni in sponsor e testimonial di successo. Clamorosa fu la presentazione dei primi smartphone LeTV, dove il CEO presentò i propri prodotti defininviti-oneplus-2endoli la prima tappa della discesa della tirannide di Apple. Abbinando questa strategia pubblicitaria, anche aggressiva, a un basso volume di produzione iniziale si crea tra i fan e gli appassionati una cosiddetta ”corsa all’oro”: l’esempio più clamoroso è stata la strategia del OnePlus One che, con la vendita ad invito pubblicizzata in maniera quasi morbosa su ogni forum o portale dedicato, ha creato un evento virale riuscendo a vendere nel primo anno di attività più di un milione e mezzo di device. Non dimentichiamoci che molti di questi sono smartphone che installano ROM famose nel mondo del modding android cosi da offrire una miglior ottimizzazione e personalizzazione (Xiaomi con Miui e OnePlus Two con il nuovo OxygenOs), dettaglio molto amato da appassionati e modder.

Un altro fattore importante per mantenere i costi di gestione bassi è la mancanza totale dei canali di vendita fisici sopratutto fuori dal territorio asiatico: attraverso l’e-commerce si può gestire direttamente, senza intermediari, la vendita al cliente e azzerare completamente i possibili costi di affitti e dipendenti. Proprio queste strategie mirate a non influenzare il costo del prodotto da campagne marketing eccessivamente dispendiose sono l’asso nella manica di queste piccole aziende cinese che puntano a rivoluzionare il mercato elettronico in generale, considerando che Xiaomi si sta affermando anche nella creazione di SmartTv o di auricolari in-ear di indiscutibile fattura ma a un prezzo davvero irrisorio. Unico vero problema nell’acquisto di questi terminali è la mancanza, o quasi, di un’assistenza post vendita degna del prodotto acquistato; spesso infatti necessitano di una spedizione fuori l’Italia per usufruire dei servizi di garanzia e di riparazione del produttore stesso.Xiaomi-Piston-4_00-770x470

Solo dopo quasi 6 anni Huawei sta migliorando il servizio di garanzia italiana che fino a poco tempo fa era generalizzata al territorio europeo. In conclusione non è il basso costo della manodopera cinese ne l’utilizzo di componentistica mediocre a decretarne il prezzo inferiore ai più acclamati top di gamma, perché la qualità costruttiva di questi prodotti è indiscutibile. E non provate neanche a citare queste case di produzione come fotocopiatrici di idee poiché investono molto nel proprio settore di ricerca e sviluppo, come Huawei che ogni anno riutilizza almeno il 10% del profitto nei suoi laboratori, e non a caso è l’azienda che ha depositato più brevetti a livello mondiale, circa 37.000 nel 2013. Oggi non ci sono più scuse per offrire un prodotto a un sovrapprezzo di quasi il 50% (ogni riferimento ad Iphone 6s da 128gb è puramente casuale..)