La nomofobia occupa secondo gli ultimi studi pubblicati su Quotidiano.net il quinto posto tra le dipendenze che affliggono gli italiani. Stiamo parlando di quell’ansia, quella sensazione di disagio che si avverte quando si rimane senza dispositivi mobili a disposizione. Ai primi tre posti della graduatoria delle dipendenze ci sono rispettivamente fumo, alcol e abuso dei social network, che può essere anche connessa proprio alla nomofobia. Per fortuna, le percentuali di mortalità da questo tipo di dipendenza è infima, quasi nulla, ma rappresenta comunque una questione sociale di non poco conto.

È convinzione comune, secondo quanto emerge da una recente indagine, che la società moderna sia caratterizzata da un abuso di smartphone, tablet e connessione ad Internet. Si tende a socializzare sempre meno nella vita reale, per impiegare gran parte del tempo della propria giornata con i social network o i giochi per dispositivi mobili. Chi fa abuso di dispositivi tecnologici rischia inoltre di addentrarsi in un tunnel dal quale poi è realmente difficile uscirne. Riconoscerne i sintomi, purtroppo, è molto semplice: se si va nel panico quando si esce di casa e ci si rende conto di aver dimenticato il telefonino, siamo già di fronte alle prime avvisaglie. Che dire poi di quelle situazioni nelle quali sale l’ansia perché la batteria dello smartphone sia esaurita o in esaurimento? Molti altri, invece, si svegliano nella notte per verificare se siano state ricevute notifiche da app di messaggistica e social network.

Nomofobia: definizione e diffusione

Il quadro può essere abbastanza variegato e comunque preoccupante, che ha come comune denominatore la paura di non poter sfruttare i servizi offerti da uno smartphone, perché magari non c’è campo, non si ha a disposizione una connessione WiFi e quindi vi è la sostanziale impossibilità a connettersi ad Internet. Il termine nomofobia, in sé sta per “no-mobile-phone-phobia” ed è stato coniato per la prima volta in un sondaggio pubblicato su Telegrapg dal Post office Ltd. Tramite quell’indagine, tra le altre cose, fu evidenziato come il 53% degli utenti di telefonia mobile britannici hanno sofferto di ansia da smartphone. Quattro anni più tardi, poi, lo studio è stato ripetuto e la dipendenza è stata riscontrata addirittura nel 66% del campione intervistato.

Le conseguenze sociali e comportamentali della nomofobia

Da lì in poi sono stati effettuati studi in altri in altri Paesi, che hanno sostanzialmente diffuso ulteriormente l’uso della parola nomofobia. Le conseguenze riconosciute di questo “male del terzo millennio” sono di tipo sociale, sociologico e comportamentali. Non è un caso, infatti, che gli esperti parlino proprio di tecnopatie, ossia di “mali” derivanti dalle nuove tecnologie, che se è pur vero che hanno cambiato in meglio diversi aspetti delle nostre vite, hanno dall’altro lato dato vita a problematiche nemmeno ipotizzabili fino a qualche decennio fa.

Prima di parlare di nomofobia e di dipendenza da smartphone, comunque, secondo quanto sottolinea lo psicologo Guillermo Blanco è bene considerare dal punto di vista clinico alcune variabili. Stiamo parlando della frequenza con la quale si manifesta l’ansia per l’indisponibilità di un telefonino, la durata e l’intensità del comportamento anomalo. Per definire la nomofobia, insomma, deve essere individuato il momento esatto in cui il cellulare tira fuori il peggio di te.