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Scegliere Android per le sue infinite possibilità di personalizzazione è sicuramente un ottimo motivo, il dilemma che segue è se ottenere i permessi di root oppure no. Ma cosa vuol dire in realtà “rootare” un dispositivo? Comprando uno smartphone si ha la tendenza a mantenerlo nello stesso stato in cui è stato comprato, ovvero senza modifiche sostanziali. Sbloccare i permessi di root significa avere la possibilità di modificare, allegerire il sistema, cambiare totalmente il dispositivo e poter installare applicazioni con funzionalità maggiori e più ampie rispetto a quelle disponibili agli utenti senza questi permessi. La parola “root” significa letteralmente radice e quindi ottenere i permessi di root è l’analogo che ottenere i privilegi da amministratore del dispositivo e poter agire a profondità maggiore nel sistema. E’ proprio l’amministratore del sistema, cioè chi usa il dispositivo con i permessi sbloccati, che ha la possibilità di concedere o negare i vari permessi a tutti quei processi che ne richiedono l’utilizzo. Infatti di solito lo sblocco dei permessi coincide anche con l’utilizzo di applicazioni specifiche come Super User che gestiscono i privilegi concessi a tutte le altre app del dispositivo. Ovviamente ogni device ha il suo procedimento specifico per ottenere questi permessi ed è probabile che esista un tool-kit già preconfigurato per sbloccarli, in ogni caso rimandiamo al forum XDA come fonte principale per le informazioni al riguardo.

SuperSU
SuperSU
Developer: Codingcode
Price: Free

Vediamo ora in 10 semplici passi perché rootare un dispositivo e cosa è possibile ottenere ma anche, negli ultimi 5 punti, cosa implica il root e per chi è sconsigliabile.

1. Un mondo di app a portata di mano

Come già anticipato all’inizio, è tutto vero. Con i permessi di root è possibile installare delle applicazioni che ne hanno necessità specifica , cioè funzionano solo con il root, o usare in modo più completo app che già usavamo senza root. In parole povere può significare installare applicazioni che funzionano anche senza permessi di root ma che espandono le loro funzionalità acquisendo questo privilegio. Esempi lampanti possono essere gli antivirus e le app di localizzazione e sicurezza del telefono, ma anche la tanto blasonata Greenify che permette di gestire l’avvio in background delle app e l’usatissimo Wakelock Detector che permette di capire quale processo attinge maggiormente alle risorse del dispositivo. Inoltre avremo la possibilità di disinstallare, spostare o nascondere le app di sistema oltre a poter installare applicazioni precedentemente incompatibili con il dispositivo.

Greenify
Greenify
Developer: Oasis Feng
Price: Free

Wakelock Detector [ROOT]
Wakelock Detector [ROOT]
Developer: UzumApps
Price: Free+

2. Più personalizzazione

Uno dei motivi più frequenti per cui si “roota” il dispositivo è ottenere maggior controllo sulla personalizzazione del sistema. E non parliamo semplicemente di installare un launcher che effettua modifiche a livello superficiale. Con questi permessi potremo agire su un qualsiasi elemento del telefono, a partire da sfondi, suonerie ed icon pack fino ad arrivare all’immagine di avvio ed anche all’estetica della singola applicazione di sistema. Sicuramente un metodo per rendere unico e personale il nostro dispositivo (ma è anche facile sbagliare qualcosa!). In rete si trovano innumerevoli guide, recensioni e feedback su queste modifiche, perciò prima di tentare una strada ricordiamo che XDA e tutti i forum Android italiani (e non) offrono innumerevoli spunti e metodi corretti per ottenere i risultati cercati.

3. Gestione dei permessi delle app

Modificare i permessi concessi alle app dal sistema può sicuramente risultare una delle cose più noiose da effettuare una volta ottenuti i permessi di root, ma ciò che otteremo ripagherà in pieno il tempo speso. Infatti negare o concedere alcuni permessi alle app può significare anche recuperare ore di batteria o velocità e leggerezza del sistema. Non basta? Con i nostri privilegi da amministratore potremo installare applicazioni usate su smartphone top di gamma o di altri brand ottenendo le stesse funzionalità nella maggioranza dei casi. Il modo più semplice per far assomigliare un LG o un HTC a un Nexus e viceversa.

4. Addio pubblicità

Sul Play Store non troviamo app che eliminano i banner pubblicitari dalle applicazioni scaricate o mentre navighiamo su internet. Con i permessi di root invece possiamo dire addio a tutti quei fastidiosi banner e a tutte le pagine pubblicitarie che si aprono non richieste. Infatti utilizzando Adaway il sistema sarà libero da questa piaga e usufruiremo di aggiornamenti giornalieri dei database. Indovinate un po’? Adaway e app simili funzionano solo con i permessi di root.

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LEGGI ANCHE: Addio pubblicità con Adaway.

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5. Possiamo flashare una Custom ROM

Una volta ottenuti i permessi di root si fa presto a fare gli ulteriori passi fondamentali. La modifica più grande che possiamo fare al nostro dispositivo è cambiare rom (il sistema operativo) con un’altra custom. Spesso le Custom ROM sviluppate dalle comunità sono più fluide e leggere rispetto a quella stock del dispositivo e ci permettono cambiamenti e personalizzazioni più radicali. Ovviamente per poter “flashare” (cioè installare) una rom di questo tipo avremo bisogno di una Recovery personalizzata compatibile con il nostro dispositivo. A questo punto è quindi chiaro che rootare lo smartphone non basta per effettuare le modifiche più profonde al sistema, ma ci sono ottime applicazioni come Rom Manager che ci vengono in aiuto per installare la recovery modificata e una rom diversa da quella di fabbrica. Rom Manager purtroppo non è compatibile con tutti i device Android ma ne supporta un notevole numero, se possedete un dispositivo tra i più famosi o venduti potete stare tranquilli. Ricordiamo inoltre di controllare e leggere nei forum, XDA e simili, i vari thread riguardanti il vostro dispositivo per evitare di incappare in qualche errore flashando recovery e rom.

ROM Manager
ROM Manager
Developer: ClockworkMod
Price: Free+

6. Controllo sulle prestazioni

I privilegi da amministratore ci permettono di configurare i vari componenti hardware del nostro device, prima tra tutti la CPU. Questo processo è possibile SOLO utilizzando un kernel modificato e quindi diverso da quello stock che non permette questo tipo di modifiche. Il kernel si compone di una serie di file che gestiscono alcuni componenti hardware del dispositivo. L’unione root e kernel modificato ci permette di gestire anche la velocità di clock della CPU e quindi di limitare o aumentare le prestazioni del processore a seconda delle prestazioni che cerchiamo, incluso effettuare l’overclock o l’undervolt, e gestire anche il singolo core. Risulta palese che limitare le prestazioni della CPU ci permette nella maggior parte dei casi di aumentare l’autonomia della batteria e quindi estendere le ore d’uso del nostro smartphone. In ogni caso vi consigliamo di modificare i limiti di lavoro della CPU solo se siete pratici o seguendo delle guide specifiche per il kernel e il device che possedete.

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LEGGI ANCHE: Risparmiare batteria: trucchi utili.

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7. Aumentare l’autonomia della batteria

Se unire root e kernel modificato può portare a risultati soddisfacenti in termini di autonomia della batteria, unire questi elementi ad app come Greenify e a Wakelock Detector può massimizzarli. Avere i permessi di root significa avere il controllo totale su tutti gli elementi e le risorse spendibili dal sistema e perciò anche il potere di limitarle e gestirle. Inoltre con i permessi di root potremo ricalibrare la batteria attraverso app come Battery Calibration , usando un metodo alternativo rispetto alla più classica calibrazione manuale.

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LEGGI ANCHE: Gestione energetica e autonomia della batteria Android.

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8. Possibilità di effettuare backup completi

Uno dei pro più utili che i permessi di root offrono è effettuare i backup del sistema e non solo. Titanium Backup, una tra le applicazioni più scaricate da chi ha effettuato il root, ci permette di salvare nella memoria del dispositivo o esterna i backup delle applicazioni che vogliamo, giochi compresi, ma anche salvare immagini di sistema per ripristinarlo nel caso in cui effettuiamo spesso cambi di rom o incappiamo in qualche errore del sistema. Sebbene ogni brand ha ormai i suoi software per il salvataggio di dati, nulla supera Titanium Backup per accuratezza e funzioni disponibili che includono anche l’automatizzazione del procedimento.

Titanium Backup ★ root
Titanium Backup ★ root
Developer: Titanium Track
Price: Free

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9. Miglior controllo su input esterni

Nel caso in cui necessitiamo di particolari input esterni che di norma non sono leggibili dal nostro device, avere i permessi di root espande l’orizzonte degli strumenti utilizzabili. Che sia un pad particolare, una tastiera o un mouse, ma anche software di gestione da remoto e comandi da terminale, avere il root può significare un notevole incremento delle funzioni disponibili altrimenti precluse al dispositivo.

10. Il root è reversibile

Nulla è per sempre e vale anche per il root. Nel caso in cui il non necessitiamo più dei permessi di root, possiamo semplicemente togliere questo privilegio. Come già spiegato all’inizio, ogni device ha il suo metodo per ottenere i permessi di root e quindi ha anche il suo procedimento specifico per ottenere il risultato inverso. Nella maggioranza dei casi, togliere i permessi di root significa reinstallare il firmware originale ripristinando anche la garanzia. Rimandiamo alle guide presenti su XDA e su altri forum per i singoli dispositivi.

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L’altro lato della medaglia: i contro

Se i motivi per rootare lo smartphone sono estremamente convincenti e molto utili se rapportati all’utilizzo giornaliero, non c’è da dimenticarsi dei motivi per cui non se ne ha la necessità o si preferisce lasciare il device allo stato di fabbrica. Vediamoli in questo breve elenco!

1. Perdita della garanzia

E’ fondamentale saperlo, il root può invalidare la garanzia del device e quindi se siamo all’interno del periodo di copertura non potremo più usufruire gratuitamente del servizio di assistenza. Questo tuttavia dipende da brand a brand e soprattutto dipende dalle contromisure che hanno preso, come ad esempio il Knox counter o un flash counter. Alcuni tool-kit possono essere la soluzione elegante per ottenere il root e rimuoverlo senza lasciare tracce nel momento in cui abbiamo bisogno di un dispositivo “pulito”.

2. E’ inutile se non sfruttato ed implica voglia di “smanettare” con il dispositivo

Ci sono tanti modi per sfruttare il root, a partire dall’accesso alle sue funzioni base fino alle modifiche più profonde. E’ certo però che se non sfruttiamo i permessi ottenuti, allora tanto vale mantenere il dispositivo come da fabbrica e quindi evitare anche di incappare in fastidiosi problemi in caso di rottura o brick del dispositivo se vogliamo mandarlo in assistenza. Il root in sé per sé non ha alcuna funzione specifica ed aver ottenuto i permessi non rende il telefono diverso, tanto più che se non abbiamo la possibilità di dedicarci spesso o attivamente alla modifica del telefono, il root è altrettanto inutile. La maggior parte delle applicazioni a cui abbiamo accesso sono spesso in beta o hanno necessità di configurazioni e aggiornamenti manuali attraverso il web.

3. Non tutti i dispositivi sono seguiti dalla community

La maggior parte dei device cinesi poco conosciuti ed anche i modelli minori dei brand più famosi sono quelli che vengono meno seguiti dalla comunità Android. Questo implica che troveremo meno guide e meno rom disponibili per modificare il dispositivo e quindi in caso di problemi anche meno feedback di altri utenti. I dispositivi più seguiti sono i top di gamma dei vari brand e in generale i Nexus. Caso particolare sono invece i dispositivi di Oneplus.

4. Sicurezza a rischio

Avere il root spesso implica avere la sicurezza del telefono a rischio. Ciò è dovuto alle applicazioni esterne al Play Store che possiamo installare e a tutti i permessi che possiamo concedergli. Nulla gli impedisce di poter agire in modo malevolo ma fortunatamente siamo proprio noi amministratori a decidere se concedere i permessi a queste applicazioni. Un’attento uso di questi permessi può diminuire notevolmente i rischi per il sistema.

5. Aggiornamenti spesso manuali

Avere un dispositivo rootato implica a volte di dover rinunciare all’aggiornamento automatico del sistema via OTA (Over The Air), a seconda del costruttore. E’ quindi necessario scaricare il pacchetto ed aggiornare il sistema manualmente, cosa ben conosciuta da chi cambia spesso sistema operativo al telefono e che alla fine dei conti non è così dispendiosa in termini di tempo. Ovviamente anche i software gestionali relativi al brand del dispositivo potrebbero non dialogare con il dispositivo rootato.

Ora che abbiamo elencato quelli che a noi sembrano i 10 migliori motivi per effettuare il root al nostro device ed anche le 5 ragioni per lasciarlo così com’è, la domanda con cui vi lasciamo è: effettuerete il root oppure no?