Musica e Audio 8D: la nuova frontiera dei suoni e della musica?

Sono ormai diventati virali sui social e su Whatsapp, si sta parlando molto da qualche giorno, dell'audio e la musica 8D. Ma che cos'è realmente? Scopriamolo insieme!

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In piena quarantena da Coronavirus forzato, fortunatamente, non arrivano soltanto messaggi su Whatsapp, Telegram o sui Social di audio fake di presunti medici o avvocati di dubbia sostanza, di biologi e scienziati laureati su Facebook, specialisti di cooperazione internazionale laureati all’Università della strada… ma, anche, contenuti creativi di qualità decisamente superiore. Proprio in queste ultime ore, mi sono imbattuto in video virali sui social che riportano “musica e canzoni in 8D“. Mi ha subito incuriosito e ho dato un’occhiata. Molto bello il risultato sonoro. Ma che cos’è la musica in 8D?

Quella che viene denominata “Tecnologia 8D” non è, di per sé, un’invenzione recente. Eppure, complici i social e la reclusione forzata, questa nuova (?) tecnologia sembra essere diventata virale soltanto negli ultimi giorni. Per chi mastica un po’ di audio, sa bene che chiamarlo 8D è improprio, oltre che come già sappiamo tutti, il nostro mondo è composto da 3 dimensioni fisiche, più una quarta (quale sarà? 🙂 ). Per la realizzazione di questi audio viene utilizzata una tecnica che consiste nel posizionare il materiale audio nello spazio a 360°: questo ci permette di ingannare il nostro cervello, di fargli credere che il suono provenga da si, destra e da sinistra, ma soprattutto davanti o dietro, con una sensazione continua di movimento in tutte le angolazioni. Per questo motivo, sarebbe più corretto parlare di audio o musica a 360 gradi e non di 8D

Non è intenzione in questo articolo entrare nel dettaglio, ma, in estrema sintesi, si tratta di un formato audio che, ascoltato rigorosamente con l’ausilio di cuffie, ci restituisce una sensazione immersiva sonora, cioè di ritrovarsi completamente immersi in un suono che sembra essere multidimensionale.

Possiamo fare un piccolo riferimento ad un recente articolo pubblicato su Infobae, citando il tecnico del suono e produttore Andrés Mayo:

“Si basa su una manipolazione di fase che impedisce al cervello di identificare da dove viene il suono. Ciò significa che grazie al lavoro di mix che si realizza per generare l’8d (la cui definizione si avvicina all’idea di musica 360° o binaurale) la mente umana entra in una specie di parco di divertimenti di suoni che vanno e vengono, e che regalano una sensazione di spazialità che approfondisce ancor di più quella vissuta con il suono stereo. In questo modo la musica (o almeno la sensazione che il suono genera) non rimane più circoscritta a due fonti sonore (lato destro e sinistro) bensì diventa uno spazio virtuale di forma sferica, dove si possono apprezzare stimoli che sembrano provenire da diversi angoli.” 

Avete mai sentito parlare di suoni binaurali?

Un suono binaurale è stato scoperto e studiato nel 1839 da Heinrich Wilhelm Dove, medico e direttore dell’Istituto di Meteorologia Prussiano. Rimase poco più di una curiosità scientifica fino a quando nel 1973 Gerald Oster, pubblicò l’articolo “Auditory Beats in the Brain” (Scientific American, 1973).

Ci sono alcune teorie che affermano che i suddetti suoni, vengono utilizzati per combattere l’ansia e indurre stati di meditazione, anche se ancora oggi ci sono teorie discordanti.

“Questo tipo di suoni stimola il cervello con diverse pulsazioni. I suoni non devono essere troppo alti e troppo discostati come frequenza, altrimenti verrebbero percepiti come due suoni distinti. Per questo motivo, vengono utilizzate frequenze sotto i 1000–1500 Hz, con una differenza tra orecchio destro e sinistro inferiore a 30 Hz, che si dimostrano in grado di produrre l’effetto.” (Systemscue.it)

Perchè allora è stato denominato audio o musica a 8D?

Abbiamo provato a rispondere a questa domanda, pensando che tutto nasca da Ambisonics. Ambisonics è una tecnica realizzata negli anni 70 ed è ancora molto valida; è uno dei più completi sistemi di microfonaggio e riproduzione sonora, perché  ci permette di conservare tutte le informazioni spaziali del suono.

Per la registrazione viene utilizzato un microfono omnidirezionale (riprendono il suono da qualsiasi direzione allo stesso modo) posto nel centro e tre microfoni con diagramma polare a 8 disposti secondo le tre direzioni dello spazio. La riproduzione è stereo compatibile dunque può essere effettuata con 4, 3 o 2 altoparlanti.

Un esempio di diagramma polare Ambisonics

Questo è il diagramma polare di un tipo di chiamato Soundfield (campo sonoro) capace di registrare informazioni sonore relative alle tre dimensioni dello spazio. I segnali estrapolati da questo microfono sono 4: X,Y,Z le tre dimensioni dello spazio e W omnidirezionale. La forma del microfono, infatti, sembra un 8, uno per ogni asse dello spazio. Rimane però un problema di gestione del segnale: per poterli gestire questi segnali abbiamo bisogno di un’unità di controllo, che permetta di manipolarli e miscelarli nella maniera che vogliamo.

Può essere, come già affermato in qualche blog specialistico del settore, che il nome possa essere preso da questa modalità di ripresa sonora. Sta di fatto, che il suono spaziale non è una scoperta dell’ultimo minuto.

Di seguito qualche link per ascoltarli in cuffia.