giovedì, Febbraio 9, 2023
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Videogaming competitivo e dispositivi mobili

Il videogaming competitivo è oggi inscindibilmente legato all’idea di eSport. Le competizioni videoludiche, ormai stabilmente oggetto di eventi maestosi per partecipazione e soprattutto premi, si sono ritagliate uno spazio in costante crescita, via via allargato dalla convinta partecipazione di blasonate società sportive e dalla nascita di appositi tornei ufficiali. La grandiosità di tali eventi, in effetti, se da un lato ha contribuito allo sviluppo senza precedenti degli eSport, dall’altro ha legato le competizioni videoludiche alla disponibilità di hardware di fascia alta e, per conseguenza, particolarmente costosi. Non si tratta di un collegamento infondato, tutt’altro: i professionisti con maggiore disponibilità economica, società o singoli che siano, si orientano normalmente su dispositivi particolarmente potenti e performanti, prediligendo gli ultimi modelli disponibili. È la riproposizione videoludica, a ben vedere, di un fenomeno che da sempre si verifica nei più disparati sport: basti pensare ai contratti di sponsorizzazione che possono permettersi le più importanti società calcistiche rispetto a quelli che caratterizzano squadre di categorie inferiori.

Mantenendo il parallelo con gli altri sport, comunque, anche le competizioni videoludiche si svolgono su più livelli: come il calcio è indifferentemente praticato tanto in Serie A come nelle categorie inferiori, allo stesso modo le competizioni videoludiche si possono svolgere tanto sul piano internazionale quanto su scala decisamente più ridotta. È in questo contesto, in effetti, che il videogaming competitivo fa registrare i numeri più interessanti, specie riguardo il gaming mobile. Il videogioco su dispositivi cellulari, spesso ascritto al genere del casual gaming, è in realtà un universo molto più complesso di quanto comunemente ritenuto: non a caso per molti lo smartphone è paragonabile a un vero e proprio membro della famiglia, utilizzato anche nell’ambito del videogaming competitivo.

Non si spiegherebbe altrimenti, in effetti, per quale motivo Activision avrebbe distribuito un capitolo per smartphone della sua serie Call of Duty, punto di riferimento del genere shooter in prima persona da ormai vent’anni. Il titolo, rilasciato nel 2019 con il significativo nome di Call of Duty Mobile, porta sui dispositivi mobili tutte le caratteristiche delle uscite principali, compresa la modalità battle royale che tanto è stata di moda nel recente passato videoludico, adattando i comandi al touch screen. Esattamente come i titoli principali, anche questo è stato oggetto di appositi tornei di eSport che, a cadenza annuale, rappresentano l’appuntamento più atteso dai videogiocatori: l’ultimo torneo, svoltosi lo scorso dicembre, ha messo in palio poco meno di due milioni di dollari. Una cifra sicuramente spropositata per un semplice titolo mobile, ma del tutto normale nell’ambito degli eSport.

Non che per le competizioni su mobile siano necessari titoli di primo piano, anzi: è sufficiente che il titolo abbia una componente competitiva, magari ereditata dalle sue origini analogiche. Si può pensare a un gioco di carte come il blackjack: protagonista tanto su software dedicati quanto su apposite piattaforme online, il fatto che possa essere praticato anche in ritagli di tempo non lo rende immune a una componente competitiva. È semmai vero il contrario, con la competizione che, data la costante presenza di una componente multiplayer nelle versioni in rete, risulta piuttosto l’aspetto maggiormente in evidenza collocando il passatempo al centro di veri e propri incontri competitivi su dispositivi mobili. Il medesimo ragionamento può essere applicato agli scacchi, per esempio, protagonisti tanto nei più blasonati tornei internazionali che su semplici applicazioni per smartphone, che mantengono inalterato il gusto per la competizione insito nella disciplina.

Vale infine la pena menzionare come l’approccio competitivo possa persino essere introdotto a posteriori in un titolo specifico per smartphone. È stato quello che è successo a Pokémon GO: lanciata nel 2016, l’app in realtà aumentata era inizialmente poco più che un modo per portare il celebre franchise nelle strade che si percorrono quotidianamente. Due anni dopo, tuttavia, è stato introdotto il multiplayer, replicando l’approccio competitivo da sempre presente nei titoli principali: date le specificità del gameplay rispetto a questi ultimi, l’approccio competitivo in Pokémon GO si è velocemente trasformato in un unicum del franchise, permettendo di conseguenza la nascita di uno scenario eSport che ha già organizzato appuntamenti a tema.

Insomma, il videogaming competitivo ha nei dispositivi mobili un bacino di tutto rispetto. Nonostante sia più semplice pensare a livelli di competizione internazionali, con macchine di primissima fascia, anche i modesti smartphone permettono di approcciarsi alle competizioni videoludiche e agli eSport: una possibilità in grado di trasformare la stessa idea di videogaming.

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